Il Bloody Sunday (1972) a Derry è un giorno cruciale per The Troubles. Scopri gli eventi, le vittime innocenti e le inchieste che hanno riscritto la storia…

Il Bloody Sunday è un evento cruciale e doloroso del nostro tempo. Il 30 gennaio 1972, la città di Derry in Irlanda del Nord fu teatro di un massacro che segnò per sempre la storia di un intero conflitto. Tredici civili disarmati persero la vita, colpiti dai proiettili dell’Esercito Britannico durante una marcia per i diritti civili. Questo evento, noto appunto come Bloody Sunday (Domenica di Sangue), non solo acuì la violenza, ma diede una svolta drammatica al conflitto noto come The Troubles.
Ecco cosa accadde quel giorno, le conseguenze politiche e come, dopo decenni, la verità sia finalmente venuta a galla.
Contesto storico: l’Irlanda del Nord negli anni ‘70
Per capire veramente l’impatto del Bloody Sunday, dobbiamo fare un passo indietro nel clima dell’Irlanda del Nord. In quel periodo, la tensione tra la comunità nazionalista (cattolica) e quella unionista (protestante) era altissima, degenerando negli anni ’60 i cosiddetti “The Troubles”.
L’internamento senza processo
Un elemento che alimentava l’odio era la politica di internamento senza processo, introdotta nel 1971. Questa misura permetteva alle autorità britanniche di imprigionare a tempo indeterminato sospetti terroristi senza un’accusa formale o un processo. Questa pratica era percepita come ingiusta e discriminatoria dalla comunità nazionalista, in quanto i detenuti erano quasi esclusivamente cattolici. La marcia del 30 gennaio 1972 fu organizzata proprio per protestare contro questa ingiustizia.
Il giorno del massacro: cosa successe a Derry il 30 gennaio 1972
La marcia, organizzata dalla Northern Ireland Civil Rights Association (NICRA), era partita con migliaia di persone dall’area di Creggan, diretta verso Guildhall Square, nel centro di Derry. Nonostante fosse stata dichiarata illegale, l’atmosfera iniziale era descritta come quasi “carnevalesca”.
Lo scontro e l’ingresso dei paracadutisti
L’Esercito Britannico aveva eretto dei blocchi per impedire ai manifestanti di raggiungere la loro destinazione. Una piccola parte dei manifestanti, per lo più giovani, si staccò dal corpo principale per lanciare pietre e insulti contro i soldati. In risposta, i soldati usarono gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.
La situazione precipitò quando il 1° Battaglione del Reggimento Paracadutisti (1 Para), un’unità già nota per azioni dure, ricevette l’ordine di entrare nell’area di Bogside per un’operazione di arresto.
Gli spari improvvisi
In meno di 30 minuti, la tragedia si consumò. I paracadutisti aprirono il fuoco con proiettili veri contro civili disarmati. Molte vittime furono colpite mentre fuggivano o cercavano di aiutare i feriti.
- 13 persone furono uccise sul colpo.
- Altre 14 persone rimasero ferite (una di loro morì mesi dopo a causa delle ferite).
I soldati, in seguito, sostennero di aver risposto al fuoco di membri dell’IRA. Tuttavia, non furono trovate armi da fuoco in possesso delle vittime, una verità che verrà confermata molto tempo dopo.
Le inchieste: la lunga strada verso la verità sul Bloody Sunday
Il giorno dopo il massacro, il governo britannico indisse immediatamente un’inchiesta. Tuttavia, il percorso per ottenere giustizia fu lungo e pieno di ostacoli.
Il Rapporto Widgery (1972): un “whitewash”?
Lord Widgery, all’epoca Lord Chief Justice (magistrato), fu incaricato di condurre la prima inchiesta. Il suo rapporto fu pubblicato in appena 11 settimane e le sue conclusioni furono molto controverse. Widgery sostenne che, sebbene alcune sparatorie dei soldati fossero “vicine alla sconsideratezza”, i paracadutisti avevano sparato solo dopo essere stati attaccati da membri dell’IRA.
Questo rapporto fu ampiamente criticato dalla comunità cattolica e nazionalista come un “insabbiamento” (whitewash), contribuendo ad aumentare il sentimento anti-britannico e il reclutamento nell’IRA.
L’inchiesta Saville (1998-2010): la verità finalmente rivelata
Dopo una lunga e instancabile campagna condotta dalle famiglie delle vittime, nel 1998 il Primo Ministro inglese Tony Blair annunciò una seconda e più approfondita indagine, presieduta da Lord Saville. Questa divenne la più lunga inchiesta nella storia legale britannica.
Dopo 12 anni e un costo di quasi 200 milioni di sterline, il Rapporto Saville fu pubblicato il 15 giugno 2010 e ribaltò completamente le conclusioni di Widgery.
Il Rapporto Saville sul Bloody Sunday stabilì chiaramente: “Il fuoco da parte dei soldati del 1° Battaglione del Reggimento Paracadutisti causò la morte di 13 persone e il ferimento di un numero simile, nessuno dei quali costituiva una minaccia di morte o lesioni gravi.”
Il Primo Ministro David Cameron si scusò ufficialmente a nome del governo britannico, definendo gli eventi “ingiustificati e ingiustificabili”.
Le conseguenze del Bloody Sunday: escalation di violenza
L’impatto del Bloody Sunday fu devastante e immediato. Per la comunità nazionalista, fu la prova definitiva della brutalità e dell’ingiustizia dello Stato britannico, annullando la fiducia nell’azione politica pacifica.
- Aumento del sostegno all’IRA: migliaia di giovani si unirono all’Irish Republican Army (IRA), convinti che solo la lotta armata potesse portare a un cambiamento.
- Scioglimento del Parlamento di Stormont: la crisi spinse il governo britannico a sospendere il Parlamento dell’Irlanda del Nord (Stormont) e ad imporre il governo diretto da Londra.
- Indignazione internazionale: l’evento suscitò condanna e orrore a livello globale, danneggiando gravemente la reputazione del Regno Unito.
Il Bloody Sunday non fu solo un massacro; fu un catalizzatore che diede benzina all’escalation di violenza che avrebbe caratterizzato i successivi anni dei The Troubles.
Il dovere di ricordare
Il Bloody Sunday del 1972 resta una ferita aperta nella storia d’Irlanda, un simbolo delle ingiustizie e delle sofferenze dei The Troubles. Il Rapporto Saville ha ristabilito la verità, dando dignità e giustizia alle vittime e alle loro famiglie, ma non ha cancellato il dolore.
Ricordare questo giorno e la campagna instancabile delle famiglie per la verità è fondamentale. È un monito su come le azioni sconsiderate delle forze armate possano alimentare la violenza e ritardare la pace.
(art. 0206)
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